Il tipico colore bianco del latte materno, talvolta con sfumature bianco crema o azzurrine, è il risultato della sua particolare composizione biochimica e del modo in cui i diversi componenti diffondono la luce.
I globuli di grasso sospesi nell’acqua gli conferiscono l’aspetto lattiginoso, che diventa più intenso e cremoso quando la quota lipidica aumenta, così come anche per la presenza di proteine e di lattosio.
Nei primi giorni, il colostro tende al giallo-dorato per l’abbondanza di carotenoidi e anticorpi, ma con l’arrivo della montata lattea prevalgono tonalità più chiare.
Tuttavia, il suo aspetto non è sempre uniforme: oltre alle fisiologiche variazioni di consistenza e contenuto lipidico, esistono segnalazioni di cambiamenti cromatici anche marcati, che possono destare preoccupazione nei genitori e nei professionisti sanitari.
Come consulenti professionali in allattamento materno siamo tenuti a riconoscere queste variazioni, la loro eventuale pericolosità e modalità di approccio clinico da avviare, per questo ne parliamo nei nostri corsi e ci esercitiamo su casi specifici.
I cambiamenti cromatici non pericolosi del latte materno
Le possibili colorazioni del latte materno, in condizioni fisiologiche, sono diverse e non richiedono alcun tipo di trattamento o interruzione dell’allattamento stesso.
- Rosso-brunastro (“rusty pipe syndrome”): nelle prime settimane postpartum, piccole perdite ematiche, sempre bilaterale, dai dotti mammari possono conferire al latte una tonalità ruggine. È una condizione benigna e transitoria.
- Con sfumature verdi o bluastre: associato spesso al consumo di verdure a foglia verde, alghe o coloranti alimentari;
- Giallo intenso o arancione: tipico del colostro, ricco di carotenoidi, ma anche influenzato dall’assunzione di alimenti come carote e zucca
- Nero: riportato raramente, soprattutto in madri trattate con antibiotici come minociclina; non va sospeso l’allattamento. Sebbene il produttore raccomandi di evitare l’allattamento al seno durante la somministrazione di minociclina e per 4 giorni dopo l’ultima dose, l’uso a breve termine di minociclina è probabilmente accettabile nelle madri che allattano. Come precauzione teorica, evitare cicli prolungati o ripetuti durante l’allattamento (Lactemed)
Quando invece bisogna preoccuparsi
Ci sono invece un paio di altre situazioni per le quali è necessario prestare più attenzione.
- Latte rosso acceso (monolaterale). Solitamente il latte non assume mai colorazioni rosso vivo, ma può capitare di avere delle perdite MONOLATERALI, ad un solo seno quindi, di sangue vivo , di colore rosso accesso. Questa perdita di sangue può “macchiare” il latte eventualmente estratto da quel lato. In questo caso è necessario inviare subito dal medico per un sospetto papilloma intraduttale materno e quindi per attivare le necessarie cure alla madre, ma non è necessario sospendere l’allattamento in quanto non ci sono rischi per il neonato.
- Latte rosa fucsia (color evidenziatore) Il fenomeno del latte color rosa fucsia o rosa evidenziatore (“pink breast milk”) è dovuto principalmente alla colonizzazione del latte materno da parte della Serratia marcescens, un bacillo gram-negativo appartenente alla famiglia delle Enterobacteriaceae. Questo microrganismo produce un pigmento rosso-arancio, la prodigiosina, responsabile della colorazione anomala. E’ lo stesso batterio responsabile della colorazione rosa di alcune parti dei box doccia o altri ambienti umidi, dove spesso si annida la Serratia.
Può essere accompagnato anche da perdite di macchie rosa su vestiti o pannolini del bambino, latte estratto con tiralatte color rosa acceso, ed eventuali sintomi nel gastrointestinali (diarrea, vomito, irritabilità) nel lattante, anche se a volte è asintomatica. Il trattamento prevede l’uso di antibiotici mirati (trimetoprim-sulfametossazolo, ciprofloxacina, cefalosporine), con sospensione temporanea dell’allattamento e ripresa dopo la negativizzazione delle colture, sia materne che nel lattante.
Questo è un caso che merita notevole attenzione, non è frequente ma neppure troppo raro ed è importante ricordare la necessità di sospensione temporanea dell’allattamento a protezione della salute della diade. In questo caso i professionisti dell’allattamento hanno anche il compito di proteggere e mantenere la produzione in attesa di una veloce ripresa dell’allattamento diretto al seno.
Implicazioni cliniche
La variazione di colore del latte materno non implica necessariamente una condizione patologica. Tuttavia, in alcuni casi — come la contaminazione da S. marcescens — può rappresentare un segnale d’allarme che richiede indagini microbiologiche. La contaminazione può avvenire attraverso tiralatte, contenitori o superfici ambientali. Per questo motivo, la corretta igiene degli strumenti di estrazione e la conservazione sicura del latte sono raccomandazioni fondamentali.
Si ricorda anche l’importanza di evitare il prestito di tiralatte e dispositivi tra le donne, anche se correttamente sterilizzati, proprio perché i tiralatti casalinghi più semplici non hanno un sistema di protezione dalle contaminazioni e la Serratia può contaminare anche parti del motore che possono risalire nei tubi del tiralatte e contaminare la donna.
Il tiralatte è sempre personale, tranne i tiralatti definiti dal produttore come multiutenti (o ad uso ospedaliero) che hanno un sistema chiuso e protetto specifico, per evitare questo tipo di contaminazioni o di commistioni patologiche tra diverse donne.
Concetti chiave da fissare
Il colore del latte materno può variare in base a dieta, farmaci, sangue residuo o, più raramente, a infezioni batteriche.
In tutti i casi, l’approccio deve essere duplice: rassicurare le madri rispetto alle forme benigne e transitorie, e indagare accuratamente le condizioni potenzialmente infettive con indagini di laboratorio e gestione terapeutica mirata.
Fare attenzione al latte rosa evidenziatore o a perdite di sangue vivo monolaterali dal capezzolo.
La conoscenza di queste varianti cromatiche, è importante anche se purtroppo ancora poco diffusa nella pratica clinica, infatti può evitare interruzioni non necessarie dell’allattamento e al tempo stesso garantire la sicurezza del neonato.
Bibliografia:
- Kumar C., Patidar R., Prasad A., Shedabale D.S. (2025). Breast milk turning pink: a clue to Serratia marcescens colonization—a case report. Egyptian Pediatric Association Gazette, 73:36. doi: [10.1186/s43054-025-00378-3]
- Ayuzo del Valle C., Treviño Salinas E. (2014). Pink Breast Milk: Serratia marcescens Colonization. American Journal of Perinatology Reports, 4(2): e101–e104. doi: [10.1055/s-0034-1387934]
- Waisman H.A., Stone W.H. (1958). The presence of Serratia marcescens as the predominating organism in the intestinal tract of the newborn: the occurrence of the “red diaper syndrome”. Pediatrics, 21(1): 8–12. Quinn L., Ailsworth M., Matthews E., Kellams A., Shirley D.A. (2018). Serratia marcescens colonization causing pink breast milk and pink diapers: a case report and literature review. Breastfeeding Medicine, 13(5): 388–394.
- Clifford V., Dyson K., Jarvis M., Erac O., Jacobs S.E., Daley A.J. (2014). My expressed breast milk turned pink. Journal of Paediatrics and Child Health, 50(1): 81.
- Foong S.C., Tan M.L., Foong W.C., Ho J.J. (2020). The “Pink herring”. Archives of Disease in Childhood – Education & Practice, 105(6): 372–373.
- Botsford K.B., Weinstein R.A., Boyer K.M. et al. (1986). Gram-negative bacilli in human milk feedings: quantitation and clinical consequences for premature infants. Journal of Pediatrics, 109(5): 707–710.
- Mahlen S.D. (2011). Serratia infections: from military experiments to current practice. Clinical Microbiology Reviews, 24(4): 755–791.
- Lactmed- minociclina: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK501031/






