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TASSI DI ALLATTAMENTO AL SENO: di chi è la responsabilità?

Un professionista serio e preparato non dirà mai ad una mamma “Signora, lei non ha latte!” o “Con questi capezzoli non potrà mai allattare” o “Hai le ragadi? E’ normale, ci si deve fare il callo”, sembra banale dirlo, ma sappiamo bene che sono tantissime le donne che ogni giorno ricevono queste feedback.
Questa non è consulenza.
Questo non è sostegno.
Questo non è informare.

Questa modalità di “fare” consulenza allattamento non è più ammissibile.
Secondo una ricerca della Sin,

  • nei primi giorni di vita il 90% delle donne italiane comincia ad allattare al seno il neonato
  • alla dimissione dall’ospedale la percentuale scende al 77%
  • per poi crollare al 31% a 4 mesi e solo il 10% continua ad allattare oltre i 6 mesi di vita.

Perché i tassi di allattamento crollano nel giro di pochi mesi?

Una mamma che allatta senza dolore e il cui bambino cresce bene non decide di smettere di allattare, subito dopo aver iniziato e averlo desiderato, senza motivo.

E il motivo non solo va indagato, ma gli va data una risposta e possibilmente una soluzione.

Prima di parlare della solitudine delle donne, della stanchezza, della mancanza di sostegno pratico, della volontà delle donne di allattare o meno, dovremmo capire meglio COME sta allattando quella mamma, ad una settimana dal parto, ad 1 mese o 4 mesi di vita. Perché è lì che sta il problema.

E’ questo che determina realmente il crollo dei tassi di allattamento.

Un allattamento efficace e sereno non termina facilmente. E gli allattamenti che terminano entro il primo trimestre è perché non si sono mai avviati bene. Se l’allattamento diventa un’esperienza dolorosa (e il dolore è dolore, tanto, intenso e non sostenibile. Smettiamo di dire che è normale e passeggero!) Se il bambino non trasferisce latte e non prende peso, non può continuare a lungo senza un intervento risolutivo, e l’integrazione non è la soluzione, è solo la stampella che sostiene il bambino, ma non il gesso che ripara definitivamente la gamba della mamma. E un allattamento misto, senza un programma per modificarlo, non è sostenibile a lungo. Questi sono problemi che partono in avvio, quasi sempre nei primi giorni di vita. Spesso si acutizzano nelle prime due settimane e in generale sono poi gli stessi che inducono la precoce interruzione.

I motivi del crollo dei tassi di allattamento è davvero imputabile alle mamme ?

I motivi principali per cui si smette di allattare (poco latte e dolore) addotti dalle ricerche sono spesso riconducibili a qualcosa che parte dalla mamme.

Da una sua incapacità, inadeguatezza o cattiva gestione?
Siamo davvero sicuri che le motivazioni siano queste?
O non è forse meglio dire che le ricerche e le domande poste alle donne nei vari sondaggi sono incomplete e tendenziose?

Se chiedessi ad una donna:
Hai capito il motivo per cui ti sono venute le ragadi in prima giornata?
Sei riuscita a risolverle entro 3 giorni?
Ti hanno spiegato come gestire un ingorgo in montata e lo hai risolto nel giro di poche ore?
Sei riuscita ad attaccare il tuo bambino in posizione corretta, comoda e soprattutto efficace?
E se non ci sei riuscita qualcuno ti ha saputo dare una spiegazione e soprattutto, risolvere il problema?
Il tuo bambino ha recuperato il peso di nascita entro 2 settimane e hai visto miglioramenti giorno dopo giorno nell’efficacia della tua poppata?
Se non è così, come mai?
Cosa non ha permesso questo?
Lo sai?
Qualcuno te lo ha spiegato?
Ti hanno aiutato a risolvere il problema?
Di fronte ad un “bambino pigro” ti è stato spiegato il motivo ed è stata controllata la sua competenza a succhiare?
È stato fatto qualcosa per migliorarla o in attesa che migliorasse?
Se ti hanno detto di utilizzare un dispositivo come tiralatte o paracapezzolo, ti è stato spiegato con accuratezza che tipo di dispositivo scegliere, con quali criteri, come e quando usarlo in modo che fosse davvero efficace e risolutivo?
Qualcuno si è premurato di controllare che fosse tutto corretto ed efficiente?
E se sei una mamma a rischio, per patologie tue o del tuo bambino, hai ricevuto tutte le informazioni necessarie sulla compatibilità dei farmaci da assumere, indicazioni corrette per un avvio all’allattamento più supportato e per l’utilizzo di ausili necessari?

Mi fermo qui.

Basterebbe solo questo. Basterebbe che i sondaggi alle donne riportassero questo tipo di domande per capire il motivo reale del crollo dei tassi di allattamento alle dimissioni e al 4 mese di vita.

I problemi vanno prevenuti. I problemi vanno risolti. Velocemente ed efficacemente.

Una donna che allatta senza dolore e con un bambino che prende peso non smette di allattare tanto facilmente né precocemente.
Poi, insieme a tutto questo, sarà sempre opportuno lavorare anche con gli altri soggetti politici ed economici per sostenere le donne e le famiglie con maggiori tutele, a livello di aiuti pratici, supporti economici, flessibilità lavorativa etc.

MA, un allattamento senza dolore ed efficace è prima di tutto una responsabilità che spetta all’operatore. Non è tutto riconducibile solo ed esclusivamente alla donna, ad un suo limite, un suo problema, una sua incapacità.

Non ci sono scuse. E non è più ammissibile non avere conoscenze o strumenti efficaci per risolvere i problemi quanto più in fretta possibile.

Nessuno ha e pretende di avere o dare la bacchetta magica della soluzione a tutti i problemi. Ma sapere come migliorare una poppata, come valutare le competenze di suzione di un neonato, conoscere gli ausili utilizzabili, dare informazioni aggiornate, curare le patologie, questo è il minimo che dobbiamo alle donne.

Concludiamo riportando quanto scritto dal Ministero della Salute nel Report sulla SURVEY NAZIONALE 2014 – “Allattamento al seno nelle strutture sanitarie in Italia”
È opportuno ribadire che il tasso di allattamento al seno alla dimissione dagli ospedali dopo la nascita è un indicatore di qualità delle cure fornite dall’ospedale.

In base ai dati sopra riportati, la promozione dell’allattamento al seno non appare ancora considerata rilevante e tale da indurre a chiari investimenti in termini di programmazione e policy.

La formazione universitaria sull’allattamento al seno deve essere ulteriormente sviluppata. (…) Va raccomandato l’utilizzo di moduli didattici con garanzia quantomeno dei contenuti conoscitivi essenziali.
La presenza fra il personale sanitario di lactation consultant professionali (IBCLC) risulta in 61 su 220 aziende, concentrata nel Centro-Nord.

Che ne dici? Riempiamo l’Italia di IBCLC? E facciamo la differenza?!

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